Matteo Pogliani, Influencer Marketing

Oggi  Marco Pogliani ha risposto alle mie domande sul suo percorso che lo hanno portato a diventare tra i guru del digital strategy in Italia.

Nasce in Toscana e poi trasloca in Lombardia, si identifica come digital strategist, consulente di comunicazione e blogger.

Al momento è partner e digital strategist di Open-Box.

Adesso andiamo al dunque, vediamo come ha risposte alle mie curiosità

1. Quando e perché hai capito che potevi portare la pagnotta a casa facendo il digital strategist?

Ho iniziato, come tanti della mia generazione (1982), a lavorare nella comunicazione in un periodo dove il digitale già era presente e iniziava ad avere peso, ma non era ancora predominante.

L’evoluzione sociale portata dai social e le differenti necessità lavorative mi hanno poi spinto in mondo netto verso il mondo digital, anche perché ci vedevo delle possibilità fino a quel momento inesplorate.

Da lì ho cominciato a studiare il mondo USA, all’epoca l’unica scuola su queste materie, e a mettermi alla prova.

In quel momento ho avuto la certezza che il digitale era davvero il futuro, ma continuando a mantenere la certezza che dovevo essere un comunicatore prima che un esperto di digital. La strategia è per questo l’unica via.

Amo dar vita a progetti che rispondano ad esigenze concrete.

2. Quali sono state le più importanti strategie digitali che hai utilizzato per garantirti il successo in questi anni?

Il blog per me è stato senza dubbio fondamentale. Mi ha permesso di posizionarmi, dimostrare le mie competenze e intercettare clienti, studenti per i miei corsi, partner. Senza il blog non sarei dove sono adesso.

Ciò non significa che basti aprire un blog, ma se lo si fa nel modo giusto nel nostro settore c’è spazio per far bene, anche se, onestamente, i tempi sono un po’ cambiati. Quando ho aperto matteopogliani.it non c’era tutto il rumore di fondo presente oggi.

Altro elemento importante l’essermi focalizzato su alcuni temi e aver lavorato in modo continuativo. Ciò mi ha reso riconoscibile e ha portato la gente a fidarsi maggiormente di me, migliorando nettamente la mia reputazione.

3. Qualche sfida persa o un insuccesso? Se sì, cosa ne hai imparato?

Tante, come molte sono state le soddisfazioni. Sono una persona molto critica su ciò che faccio.

Ogni progetto finito con risultati inferiori alle aspettative o cliente perso per me è una piccola sconfitta su cui riflettere per far meglio.

Credo che non avrei la consapevolezza e le capacità di oggi se non avessi battuto qualche botta e avessi riflettuto sul perché era successo.

L’autocritica, quando non è cieca e mal gestita, è un’opportunità enorme di miglioramento.

4. Cosa è cambiato di più nell’ultimo decennio nel settore?

La consapevolezza del digitale da parte delle aziende e delle persone. Sinceramente, sino a qualche anno fa erano in pochi a capire realmente cosa significasse comunicare sui social e sul web, chi lo faceva era motivato più da imitazione che da reale spinta.

Seppur ancora non certo ottima, la situazione è decisamente cambiata.

Oggi è molto più chiaro perché bisogna investire e come nel mondo digital. C’è riflessione e un reale collegamento su questo tipo di attività e obiettivi aziendali.

5. Qual canale pensi sia più redditizio per te?

Come detto credo che il blog abbia fatto per me la differenza. Ovviamente è l’ecosistema che ti crei attorno e non una questione di singolo canale.

Il blog, senza l’utilizzo dei social per diffonderlo, è una risorsa a metà, sia per visibilità dei contenuti che per necessità di confronto e, soprattutto, relazione.

Nel mio caso Facebook, Twitter e LinkedIn sono stato decisivi.

6. Puoi parlarci di una campagna online di successo e di cui ti senti fiero?

Il #sanoebuonochallenge è sicuramente qualcosa di cui vado fiero.

Un progetto che unisce influencer marketing e corporate social responsibility, permettendo ad un cliente di avere, nonostante un investimento minimo, un grande ritorno in termini di performance e reputazione.

Tutto questo unendo agli obiettivi aziendali la volontà di far del bene e sostenere una realtà eccezionale come Dynamo Camp.

20 influencer che per una settimana si sono messi in gioco provando a migliorare la loro vita a livello di salute e benessere, supportando così brand e Associazione.

7. Ora ci sono diversi mercati verticali: come pensi di rimanere in testa?

Con l’approccio strategico e la capacità di lavorare sempre in modo data driven. Cambieranno mercati e trend, ma i dati, quelli, restano e non mentono mai, permettendoti di creare non semplici progetti, ma strategie orientate agli obiettivi dei clienti.

Questo ci salva dal rincorrere l’ultima moda o social aperto, mantenendoci concentrati sulla nostra mission: essere comunicatori e supportare persone e aziende in queste, difficili, ma fondamentali, attività.

8. Quali sono i tuoi progetti, le tue aspettative per il futuro (prossimo e immediato)?

A Marzo uscirà il mio secondo libro, dedicato sempre all’influencer marketing, ma dal punto di vista degli influencer. A Maggio uscirà invece la ristampa, aggiornata, del primo.

E poi molto altro come, ad esempio, L’Osservatorio Nazionale dell’Influencer Marketing che lancerò a inizio anno.

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